Scuola e legge di stabilità: sciopero il 30 novembre

31 ottobre 2013 Leggi

enrico-letta-interna-nuova La legge di stabilità elaborata dal governo Letta scontenta un po’ tutti, dagli impiegati statali agli imprenditori, passando per le sigle sindacali e persino gli esponenti della Corte dei Conti, che giudicano iniqua la manovra che, di fatto, esclude dai benefici previsti le categorie più deboli. Ovvero, pensionati e lavoratori autonomi, circa 25 milioni di italiani. I margini per una correzione in Parlamento ci sarebbero, soprattutto per quanto riguarda i capitoli più delicati: scuola, università e ricerca. Per le scuole paritarie qualche buona notizia: è in arrivo una pioggia di euro, ben 220 milioni per gli istituti non statali. Soldi che vanno a coprire, seppur parzialmente, i tagli effettuati dai governi negli anni precedenti. Di contro, però, è previsto un blocco per gli stipendi del personale scolastico, dato che per il 2014 non ci saranno scatti automatici come previsto dal contratto della scuola (scaduto da circa 4 anni). E sulla svalutazione degli stipendi di insegnanti e Ata, i sindacati Flc Cgil, Cisl e Uil scuola, Gilda e Snals sono già sul piede di guerra. Ed hanno messo in calendario una nuova giornata di sciopero, il 30 novembre, con modalità diverse a seconda delle regioni. Per quanto riguarda gli scatti automatici degli stipendi, la legge di stabilità non prevede una norma specifica che blocca gli scatti del personale della scuola, anche se si parla di un congelamento degli stipendi di tutti i dipendenti della p.a. Per i fondi destinati alle università, invece, dopo le decurtazioni pesanti degli anni passati (760 milioni in quattro anni) la legge di stabilità ha previsto un incremento del budget dei finanziamenti: 150 mln in più per il 2014, che vanno a sommarsi ai circa 6.700 mln già conteggiati per il 2013. Una boccata in più d’ossigeno per gli atenei italiani. Infine, il capitolo assunzioni negli enti di ricerca e nell’università: a partire dal 2016 il turn over passerà gradualmente dall’attuale 50% all’80% (2017). Ciò significa che si assumeranno più insegnanti e ricercatori, favorendo il pensionamento che nel 2018 prevede la sostituzione di tutti i docenti. Anche la ricerca scientifica, dopo i tagli degli anni passati, potrà contare su un ulteriore gettito: 400 milioni disponibili da gennaio per i nuovi progetti.

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